tomas

Salvatore
Emblema
e Luisa
Lambri

L’interesse di Lambri per l’opera di Salvatore Emblema è iniziato durante il suo soggiorno a Los Angeles e si è poi approfondito attraverso visite a Terzigno (NA), dove ha avuto modo di conoscere in prima persona l’archivio e il museo dell’artista. Queste esperienze hanno fornito il punto di partenza per una riflessione approfondita sull’opera di Emblema e sul suo rapporto con la pratica fotografica di Lambri.

La mostra non propone un dialogo diretto tra il lavoro di Salvatore Emblema e quello di Luisa Lambri. Piuttosto, mette a confronto due pratiche che affrontano lo spazio e la luce da posizioni fondamentalmente diverse, senza tentare di conciliarle.

Il lavoro di Emblema affonda le sue radici nella trasformazione della materia. I suoi dipinti utilizzano elementi come terra, cenere e pigmento, spingendo la pittura verso una condizione al tempo stesso elementare ed espansiva. Le fotografie di Lambri si muovono in una direzione diversa. Invece di trasformare la materia, registrano il modo in cui lo spazio viene abitato, filtrato e percepito. Le sue immagini si concentrano su superfici, soglie e supporti architettonici, momenti in cui l’architettura diventa una condizione interiore piuttosto che una forma monumentale.

Anziché creare dialoghi con l’opera di Emblema, il contributo di Lambri consiste in diverse serie di fotografie autonome, ciascuna presentata in modo indipendente nelle diverse sedi. Queste serie non rispecchiano l’astrazione di Emblema, né tentano di tradurre i suoi materiali in termini fotografici. La loro relazione rimane indiretta, operando attraverso una comune sensibilità per la luce, le strutture e l’esperienza spaziale.

In questo modo, la mostra privilegia la presenza simultanea rispetto all’interazione diretta. I lavori condividono lo stesso spazio senza la necessità di una corrispondenza o di una sintonia. La loro presenza si rivela non tanto attraverso un confronto esplicito, quanto nella vicinanza, nel contrasto e nella sottile tensione che si crea tra la fisicità delle opere e la delicatezza della percezione.

Lambri’s engagement with the work of Salvatore Emblema began during her time in Los Angeles and later deepened through visits to Terzigno, where she encountered the artist’s archive and museum firsthand. These experiences provided the starting point for a sustained reflection on Emblema’s work and its relationship to Lambri’s own photographic practice. The exhibition does not propose a direct dialogue between the work of Salvatore Emblema and Luisa Lambri. Instead, it brings together two practices that approach space and light from fundamentally different positions, without attempting to reconcile them. Emblema’s work is rooted in material transformation. His paintings engage the physical substance of the world—earth, ash, and pigment—pushing painting toward a condition that is both elemental and expansive. Lambri’s photographs move in a different direction; rather than transforming matter, they register how space is inhabited, filtered, and perceived. Her images focus on surfaces, thresholds, and architectural supports, moments where architecture becomes an interior condition instead of a monumental form. Rather than pairing individual works, Lambri’s contribution unfolds through several autonomous bodies of work, each presented independently across the participating venues. These series do not mirror Emblema’s abstraction, nor do they attempt to translate his materials into photographic terms. Their relationship remains indirect, operating through shared sensitivities to light, structure, and spatial experience. In this sense, the exhibition is less about exchange than coexistence. The works occupy the same environments without requiring alignment. Meaning emerges not through dialogue, but through proximity, difference, and the quiet tension between material presence and perceptual restraint.

Salvatore
Emblema
and Luisa
Lambri

tomas

Salvatore Emblema e Luisa Lambri

L’interesse di Lambri per l’opera di Salvatore Emblema è iniziato durante il suo soggiorno a Los Angeles e si è poi approfondito attraverso visite a Terzigno (NA), dove ha avuto modo di conoscere in prima persona l’archivio e il museo dell’artista. Queste esperienze hanno fornito il punto di partenza per una riflessione approfondita sull’opera di Emblema e sul suo rapporto con la pratica fotografica di Lambri.

La mostra non propone un dialogo diretto tra il lavoro di Salvatore Emblema e quello di Luisa Lambri. Piuttosto, mette a confronto due pratiche che affrontano lo spazio e la luce da posizioni fondamentalmente diverse, senza tentare di conciliarle.

Il lavoro di Emblema affonda le sue radici nella trasformazione della materia. I suoi dipinti utilizzano elementi come terra, cenere e pigmento, spingendo la pittura verso una condizione al tempo stesso elementare ed espansiva. Le fotografie di Lambri si muovono in una direzione diversa. Invece di trasformare la materia, registrano il modo in cui lo spazio viene abitato, filtrato e percepito. Le sue immagini si concentrano su superfici, soglie e supporti architettonici, momenti in cui l’architettura diventa una condizione interiore piuttosto che una forma monumentale.

Anziché creare dialoghi con l’opera di Emblema, il contributo di Lambri consiste in diverse serie di fotografie autonome, ciascuna presentata in modo indipendente nelle diverse sedi. Queste serie non rispecchiano l’astrazione di Emblema, né tentano di tradurre i suoi materiali in termini fotografici. La loro relazione rimane indiretta, operando attraverso una comune sensibilità per la luce, le strutture e l’esperienza spaziale.

In questo modo, la mostra privilegia la presenza simultanea rispetto all’interazione diretta. I lavori condividono lo stesso spazio senza la necessità di una corrispondenza o di una sintonia. La loro presenza si rivela non tanto attraverso un confronto esplicito, quanto nella vicinanza, nel contrasto e nella sottile tensione che si crea tra la fisicità delle opere e la delicatezza della percezione.

Salvatore Emblema and Luisa Lambri

Lambri’s engagement with the work of Salvatore Emblema began during her time in Los Angeles and later deepened through visits to Terzigno, where she encountered the artist’s archive and museum firsthand. These experiences provided the starting point for a sustained reflection on Emblema’s work and its relationship to Lambri’s own photographic practice. The exhibition does not propose a direct dialogue between the work of Salvatore Emblema and Luisa Lambri. Instead, it brings together two practices that approach space and light from fundamentally different positions, without attempting to reconcile them. Emblema’s work is rooted in material transformation. His paintings engage the physical substance of the world—earth, ash, and pigment—pushing painting toward a condition that is both elemental and expansive. Lambri’s photographs move in a different direction; rather than transforming matter, they register how space is inhabited, filtered, and perceived. Her images focus on surfaces, thresholds, and architectural supports, moments where architecture becomes an interior condition instead of a monumental form. Rather than pairing individual works, Lambri’s contribution unfolds through several autonomous bodies of work, each presented independently across the participating venues. These series do not mirror Emblema’s abstraction, nor do they attempt to translate his materials into photographic terms. Their relationship remains indirect, operating through shared sensitivities to light, structure, and spatial experience. In this sense, the exhibition is less about exchange than coexistence. The works occupy the same environments without requiring alignment. Meaning emerges not through dialogue, but through proximity, difference, and the quiet tension between material presence and perceptual restraint.

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Writings on this website are literary reworkings on interviews, memoirs, and suggestions made by the artist’s heirs. They are also drown from audiovisual materials, documents, recordings kept in the archives of Museo Emblema.

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